GABETTO Guglielmo (Torino 1916 - Superga 1949). E’ considerato uno dei più grandi attaccanti della storia del calcio italiano. Nato nel capoluogo piemontese il 24 febbraio 1916, in pieno conflitto mondiale, cresce calcisticamente nella Juventus e debutta con la maglia bianconera in serie A stagione 1934-35, conquistando lo scudetto.
Nel 1941 viene ceduto al granata: la dirigenza bianconera è convinta, infatti, che sia iniziato il suo periodo di declino. Ma così non è.
Gabetto dimostra di avere capacità realizzativi da fare invidia anche ai grandi bomber d’Oltremanica. Ambidestro, è dotato di un tiro esplosivo. Non ama i gol facili e questo lo porta talvolta a sbagliare conclusioni scontate.
In compenso mette a segno una serie impressionante di gol impossibili, tant’è che i tifosi scherzosamente, lo chiamano «La Santa Rita dei goleador», ma viene ribattezzato anche Barone per la sua eleganza, il portamento, i capelli sempre in ordine e lisciati con la brillantina, ma anche per il suo modo elegante di muoversi in campo. Con la maglia granata mette a segno 107 reti in 199 partite e conquista cinque scudetti (1943, 1946, 1947, 1948, 1949) e una Coppa Italia. Vanta anche sei presenze e cinque reti in Nazionale.
Assieme ai portieri Alfredo Bodoira ed Eugenio Staccione è stato l’unico calciatore ad avere vinto il campionato sia con la maglia della Juve, sia con quella del Torino. Una curiosità. Al rientro da una trasferta a Trieste, Gabetto aveva riempito il bagagliaio del pullman di sigarette di contrabbando. La polizia avvertita da una soffiata aveva inseguito l’autobus, sequestrato le bionde e ritirato i documenti all’attaccante granata. Soltanto grazie all’intervento della dirigenza granata la squadra aveva potuto fare ritorno a Torino con diverse ore di ritardo.
ALLASIO Federico (Torino 1914 - Polonghera 1987). Centrocampista disputa nove stagioni con la casacca granata. Nato calcisticamente nel Balon Boys, i ragazzi del Torino, esordisce il 20 novembre 1932 nella massima serie a soli 18 anni al fianco di Antonio Janni di cui diventerà il naturale successore. Dotato di un fisico eccezionale, che gli consente di giganteggiare sulla pelle alte, e di una buona tecnica, in nove stagioni disputa 170 partite, mettendo a segno 18 reti, molte per un mediano che non ha, di fatto, il gol nel proprio Dna.
In quegli anni forma con i laterali Gallea ed Ellena una grande linea mediana che riporta il Torino della seconda metà degli Anni Trenta nelle parti più alte della classifica e a conquistare la Coppia Italia nel 1936. Allasio, Gallea ed Ellena danno vita a quella che viene ribattezzata, dalla stampa sportiva dell’epoca, la “mediana delle sei elle”.
Nel 1941 il centromediano metodista viene ceduto al Genoa dove gioca per 4 stagioni, concludendo la carriera in serie B con i bianconeri del Suzzara. Appese le scarpette al chiodo, si dedica alla carriera di allenatore. A Genova nella stagione 1947-48 subentra a campionato avviato a William Garbutt, considerato il padre di tutti i mister; successivamente guida la Lucchese, il Bari, il Cagliari e la Lazio.
Nel 1958-59 inizia la stagione come allenatore nel Torino, ma uno spogliatoio piuttosto diviso e un organico non all'altezza, lo portano all'esonero. Al termine della stagione la squadra finirà ultima e verrà retrocessa per la prima volta nella sua storia in serie B. L’anno successivo, però, Allasio di prende la rivincita, ottenendo una delle sue migliori prestazioni a livello tecnico: guida il Bologna nelle parti alte della classifica, conquistando un quinto posto. Una curiosità. E’ ricordato anche per essere stato il padre di Marisa Allasio, la famosa attrice italiana degli Anni Cinquanta, protagonista del film di Dino Risi Poveri ma belli del 1957.
Piero Abrate