PULICI Paolino (Roncello, 1950). Eroe della Curva Maratona per un decennio, ha fatto sognare i tifosi come pochi giocatori altri nella storia del club. La sua carriera ha inizio all’oratorio del suo paese, nel Milanese, dove alcuni osservatori si accorgono di lui e lo fanno tesserare dal Legnano. Qualche anno dopo viene scartato dall’Inter (Helenio Herrera dice che “può essere bravo a correre i cento metri”) e dalla Fiorentina, mentre piace a Giacinto Ellena che lo segnala al Torino. Pianelli lo paga 40 milioni e ben presto il giovane Paolino si mette in mostra, tanto che nel marzo del 1969 Fabbri lo fa esordire in prima squadra. In quella stagione colleziona sei presenze e va già a segno nella seconda gara contro l’Inter. Nella stagione successiva, nonostante le 24 presenze, l’attaccante non realizza neppure un gol. E non va molto meglio nelle due successive stagioni. Nel frattempo, però, sulla panchina è arrivato Gustavo Giagnoni che comprende che dietro alla fame di gol si nasconda una sorta di blocco psicologico. Lo “retrocede” così a giocare con il settore giovanile e nel giro di qualche mese l’attaccante lombardo si trasforma in quello che verrà ribattezzato da tutti i tifosi “Puliciclone” e “Pupigol”. Grazie alla sua grande fisicità e alla grinta innata, è la sorpresa della stagione 1972-73 che conclude conquistando la graduatoria marcatori: 17 reti, le stesse di Gianni Rivera e Beppe Savoldi. L’anno successivo gli viene affiancato Ciccio Graziani e Pulici migliora la sua classifica marcatori (18 reti). Con l’arrivo di Gigi Radice si preannunciano gli anni della gloria, la conquista dello scudetto e la consacrazione di bomber: le 170 reti messe a segno ne fanno l’attaccante più prolifico della storia granata. Per diversi anni è soprattutto il re incontrastato dei derby che vive Paolino con intensità e trasporto: contro i bianconeri mette a segno 9 gol, alcuni dei quali entrano nella storia del calcio. A partire da quello realizzato il 5 novembre 1972, con una fuga da 30 metri e un pallonetto a beffare Dino Zoff. Nel 1982 viene ceduto all'Udinese e, dopo una stagione in Friuli, passa alla Fiorentina con la quale chiude la sua carriera agonistica.
Una curiosità. Nel 1973 il Barcellona si fa avanti per ingaggiarlo, ma Pulici declina l’offerta di trasferirsi in Spagna per non uscire dal giro della Nazionale. Le norme rigide dell’epoca vietano, infatti, a chi si trasferisce all’estero di poter essere convocato in azzurro. Pulici viene convocato in Nazionale 19 volte, ma con poca fortuna: segna appena 5 gol. Fa parte della rosa di due Mondiali, quelli del 1974 e del 1978, ma in entrambe le occasioni non viene mai schierato in campo.
CERESER Angelo (Eraclea 1944). Con le sue 311 presenze è al dodicesimo posto nella classifica di tutti i tempi del calcio granata. Cresciuto nel San Donà, inizia la sua carriera come portiere, ma per necessità si trasforma prima di centromediano, quindi in difensore. Fra i compagni di squadra c’è anche Gianfranco Bedin, destinato a diventare uno dei perni della mediana della grande Inter di Helenio Herrera. Il Torino preleva Cereser dalla compagine veneta nel 1962, facendogli fare le ossa nelle giovanili per tre anni, prima inserirlo nella rosa della prima squadra. Nella stagione 1965-66 esordisce a centrocampo: il battesimo in serie A avviene il 19 settembre in Spal-Torino (0-0), mentre dalla stagione successiva diviene titolare. Nereo Rocco lo imposta come marcatore puro ed Edmondo Fabbri, in panchina dal 1967 al 1969, lo fa esordire come libero. Ruolo, quest’ultimo, che il giocatore veneto interpreta per circa dieci anni, dimostrando doti che avrebbero meritato più fortuna. Pur essendo titolare inamovibile con la casacca granata, a causa di una concorrenza spietata, Cereser non viene mai convocato in Nazionale. La sua presenza risulta determinante nella conquista di due edizioni della Coppa Italia e al secondo posto del Campionato 1971-72.
Una curiosità. Delle cinque reti che ha realizzato in carriera ben quattro le ha messe a segno nella stagione 1970-71 (tra cui due rigori in un derby, finito sul risultato di 3-3). Nel 1975 passa al Bologna dove chiude la carriera tre anni più tardi.
Piero Abrate